A due passi dai Navigli di Milano, varcare la soglia dell'Archivio Dedalus significa entrare in un museo-opera totale, nato dall'urgenza creativa e antropologica dell'artista e poeta di origini napoletane, ma milanese d'adozione Vincenzo Pezzella Dedalus.
 |
| INTERNO DELL'ARCHIVIO |
Nato originariamente nel 2003 come il primo centro italiano dedicato alla raccolta e alla video-documentazione della poesia contemporanea, lo studio-archivio di Pezzella si è evoluto nel tempo in un sofisticato organismo artistico.
 |
| INTERNO DELL'ARCHIVIO |
Il cuore concettuale dell'Archivio Dedalus risiede nel suo profondo legame dialettico con una delle opere più enigmatiche del Novecento: La sposa messa a nudo dai suoi scapoli, anche, meglio nota come il Grande Vetro di Marcel Duchamp. Pezzella ha quasi inconsapevolmente integrato nella struttura stessa del luogo una fitta rete di rimandi a questo capolavoro.
 |
| DETTAGLIO DELLA COLLEZIONE |
Se per Duchamp il motore dell'opera era la "Macinatrice di cioccolato" – attivatrice del desiderio e del ciclo vitale tra l'universo femminile e quello maschile –, nell'universo di Pezzella questo ruolo viene assunto dalla macchina Dedem self-card. Trovata negli spazi sotterranei della metropolitana di Milano e sottratta al suo destino industriale, la macchina per tessere magnetiche è diventata la musa dell'artista.
 |
| DETTAGLIO DELLA COLLEZIONE |
Questo dispositivo si fa attivatrice del processo d'eros e di scrittura, dando vita alle celebri PoesieDiTransito che costellano lo spazio. Si tratta dunque di un vero e proprio viaggio all'interno di uno spazio dove arte, poesia e letteratura si intrecciano, grazie anche alla casa editrice collegata: Archivio Dedalus Edizioni.
Commenti
Posta un commento
Ti è piaciuto questo articolo? Lascia un commento