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Coppa del Mondo: La storia (tutta italiana) di un trofeo diventato opera d’arte

Ci sono oggetti che appartengono allo sport e altri che, pur nascendo per lo sport, finiscono per entrare nell'immaginario collettivo. La Coppa del Mondo FIFA appartiene senza dubbio alla seconda categoria. È il simbolo della vittoria più ambita del calcio, il sogno di milioni di giocatori e tifosi, ma soprattutto è un'opera d’arte. Dietro la sua forma inconfondibile c'è la mano di un artista italiano: Silvio Gazzaniga . La storia inizia nel 1970 . In quell’anno il Brasile conquista il suo terzo titolo mondiale e, secondo il regolamento dell'epoca, ottiene il diritto di conservare per sempre la storica Coppa Jules Rimet. La FIFA si trova così davanti a una sfida inattesa: c reare un nuovo simbolo per il torneo più importante del mondo . Viene indetto un concorso internazionale . Arrivano decine di proposte da tutto il mondo. Molti partecipanti immaginano coppe tradizionali, oggetti solenni ma legati ai canoni classici della premiazione sportiva. Tra loro c'è anche...

#TiPortoAlMuseo: Il Museo del Patrimonio Industriale di Bologna

Il Museo del Patrimonio Industriale di Bologna documenta e valorizza la storia economica e produttiva della città dal tardo Medioevo ai giorni nostri. Il museo, collocato nella periferia della città, ha sede nella Fornace Galotti Battiferro, costruita nel 1887 e chiusa per inattività nel 1966.

FORNACE GALOTTI BATTIFERRO

La Fornace Galotti Battiferro produceva laterizi da costruzione, terrecotte ornamentali ed era dotato di un forno Hoffmann a 16 camere, in funzione tutto l'anno con 250 operai. Nel 1994, l'amministrazione Comunale decise di restaurare gli spazi e di ospitarvi l'esposizione Fare macchine automatiche.

ESTERNO DEL MUSEO

INTERNO DEL MUSEO

INTERNO DEL MUSEO

Nel 1997 verrà poi aperto il Museo del Patrimonio Industriale, e solo nel 2000, verrà organizzato l'allestimento della mostra permanente Prodotto a Bologna. 

BICICLETTA DUCATI ANNI '50

TORTELLINATRICE ANNI '50

La collezione del museo è composta da oltre 1000 pezzi di natura e provenienza diversa, come macchine e motori, strumenti scientifici, plastici e modelli che hanno il compito di illustrare come funzionano i macchinari. 
Il percorso museale è articolato in cinque sezioni, suddivise su tre piani. Al piano terra sono conservate le collezioni di strumenti scientifici, modelli e macchinari dell'istituzione Aldini-Valeriani. Sempre al piano terra, è presente una sezione dedicata alla Fornace Galotti, una al comparto del packaging con macchinari e prototipi significativi degli anni 1950-1980, e l'ultima dedicata alla produzione dei laterizi.

LINOTYPE ALDINI-VALERIANI, ANNI '50-'60

Il primo piano è dedicato alla divulgazione di dati, informazioni e vari esempi di nuovi ritrovati innovativi. Sono presenti anche la sala dell'auditorium, le aule didattiche e di laboratorio, come la Fabbrica del Futuro, e uno spazio dedicato alle mostre temporanee. 
La fabbrica del Futuro, realizzata nel 2019, è uno spazio laboratoriale multimediale e interattivo.

LA FABBRICA DEL FUTURO, INSTALLAZIONE

Il secondo piano è dedicato all'illustrazione di cinque secoli di produttività bolognese, dall'antica produzione della seta alla produzione meccanica e meccatronica del Novecento. 
Durante il percorso è possibile anche osservare il modello funzionante in scala di un mulino da seta alla bolognese, che richiama alla memoria un antico macchinario, che rappresentava il punto più alto della tecnologia europea prima della Rivoluzione industriale.

MODELLO DEL MULINO A SETA ROTONDO, ANNI '80

Il Museo del Patrimonio Industriale di Bologna rappresenta un omaggio alla storia economico-produttiva della città e del suo territorio, grazie alle sue modalità interattive, invoglia il visitatore a scoprire l'avanzata tecnologia della città.


Articolo in collaborazione con Isabelle Giavaresi (@artsinpolaroid)


@progettopelago | #TiPortoAlMuseo | 262^ Tappa

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