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#TiPortoAlMuseo: Il Museo della Ceramica di Cutrofiano

I l Museo della Ceramica di Cutrofiano è il più antico museo della ceramica della Puglia. Istituito nel 1985, nasce come raccolta permanente di manufatti ceramici tradizionali che fino agli anni Settanta del Novecento erano ancora presenti e utilizzati nelle case del paese. La collezione comprende oggetti prodotti tra la fine dell'Ottocento e la prima metà del Novecento, ai quali si sono aggiunti nel tempo manufatti provenienti da altri importanti centri ceramici della Terra d'Otranto e del resto d'Italia, oltre a reperti recuperati da scavi e rinvenimenti archeologici.  INTERNO DEL MUSEO La fondazione del Museo si deve all'intuizione e all'impegno di Salvatore Matteo , che coinvolse attivamente la comunità di Cutrofiano nella raccolta dei materiali, facendo del museo un autentico patrimonio condiviso. Fin dalla sua nascita il Museo ha condiviso gli spazi con la Biblioteca comunale , che nel corso degli anni ha sviluppato una ricca sezione specialistica dedicata ...

TINTORETTO: Il "Miracolo di San Marco" e un nuovo modo di fare pittura






















Un nuovo modo di fare pittura è quello di Tintoretto (1518/19-1594); il teatro entra nell'arte attraverso una tela immensa (415 x 541): Miracolo di San Marco o Miracolo dello schiavo. Quadro che diede a Jacopo Robusti (detto il Tintoretto) grande fama.

A terra, nudo e oppresso dalla folla, si trova uno schiavo, in attesa del martirio. L'uomo, scoperto dal padrone pagano a venerare le reliquie di San Marco, è stato condannato. Il martirio prevede l’accecamento e la rottura degli arti attraverso punte di metallo e mazze. San Marco però irrompe dall'alto, sconvolgendo la folla e rendendo inservibili gli strumenti del martirio. Lo stesso padrone dello schiavo sembra spaventato e il carnefice è sorpreso dalla rottura degli strumenti che afferra. Il notabile, seduto in alto a destra, apre le braccia in segno di incredulità. Un carnefice con turbante e bianco gli mostra una mazza con il manico spezzato. La folla, composta da uomini vestiti con vesti orientali e turbanti, è stupefatta. Un uomo all'estrema sinistra della tela sbircia la scena, come chi osserva il quadro al museo. Alla destra, invece, un uomo muscoloso con la veste rossa si contorce come i busti di Michelangelo. Un uomo con la barba e il vestito di scuro è immerso nella folla: è forse il ritratto dello stesso Tintoretto.
La scena è colorata da tinte sature, i contrasti di luminosità sono forti e permettono di accentuare il volume delle figure. La protagonista è la luce. L'illuminazione proviene da tre fonti: la principale è ambientale e frontale; altra luce naturale proviene dal fondo; la luce mistica invece si diffonde dall'aureola di San Marco.
Lo spazio è teatrale, scenografico. Il fondo è chiuso da una cancellata e da un arco classico con un timpano sovrastato da un gruppo di statue. A destra si erge invece un alto colonnato, mentre il suolo è coperto da una lastricatura decorata geometricamente. La folla di presenti con al centro lo schiavo condannato crea una massa di figure che riempie totalmente la larghezza del campo visivo.
Il dipinto di Jacopo Tintoretto fu tratto da un racconto della Leggenda Aurea di Jacopo da Varazze.

(Sopra: Jacopo Robusti detto il TintorettoMiracolo di San Marco o il Miracolo dello Schiavo, 1548, olio su tela, 415x541 cm, Venezia, Gallerie dell'Accademia)

@progettopelago | Analisi dell'opera

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