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#TiPortoAlMuseo: L'Atelier Carola Mazot di Milano

L' Atelier Carola Mazot di Milano racconta la vita e le opere della pittrice Carola Mazot (Valdagno, 1929 - Milano, 2016), conservando, promuovendo e diffondendo le opere dell'artista e la conoscenza delle stesse attraverso la catalogazione, la raccolta delle documentazioni, recensioni, pubblicazioni, cataloghi e l'organizzazione di esposizioni all'interno di musei e spazi culturali. CAROLA MAZOT, LA CORSA , 1996 (DETTAGLIO) Lo spazio in cui sorge l'atelier oggi non è un semplice deposito della memoria, ma un organismo vivo che custodisce oltre 1.400 opere tra oli su tela, disegni e sculture. Varcare la soglia dello studio significa immergersi direttamente in cinquant'anni di storia dell'arte milanese, indissolubilmente legata all'atmosfera culturale di Brera e alle storiche serate del Bar Jamaica. INTERNO DELL'ATELIER L' allestimento , che si rinnova periodicamente attraverso mostre temporanee tematiche, racconta l'evoluzione coraggiosa e...

TINTORETTO: Il "Miracolo di San Marco" e un nuovo modo di fare pittura






















Un nuovo modo di fare pittura è quello di Tintoretto (1518/19-1594); il teatro entra nell'arte attraverso una tela immensa (415 x 541): Miracolo di San Marco o Miracolo dello schiavo. Quadro che diede a Jacopo Robusti (detto il Tintoretto) grande fama.

A terra, nudo e oppresso dalla folla, si trova uno schiavo, in attesa del martirio. L'uomo, scoperto dal padrone pagano a venerare le reliquie di San Marco, è stato condannato. Il martirio prevede l’accecamento e la rottura degli arti attraverso punte di metallo e mazze. San Marco però irrompe dall'alto, sconvolgendo la folla e rendendo inservibili gli strumenti del martirio. Lo stesso padrone dello schiavo sembra spaventato e il carnefice è sorpreso dalla rottura degli strumenti che afferra. Il notabile, seduto in alto a destra, apre le braccia in segno di incredulità. Un carnefice con turbante e bianco gli mostra una mazza con il manico spezzato. La folla, composta da uomini vestiti con vesti orientali e turbanti, è stupefatta. Un uomo all'estrema sinistra della tela sbircia la scena, come chi osserva il quadro al museo. Alla destra, invece, un uomo muscoloso con la veste rossa si contorce come i busti di Michelangelo. Un uomo con la barba e il vestito di scuro è immerso nella folla: è forse il ritratto dello stesso Tintoretto.
La scena è colorata da tinte sature, i contrasti di luminosità sono forti e permettono di accentuare il volume delle figure. La protagonista è la luce. L'illuminazione proviene da tre fonti: la principale è ambientale e frontale; altra luce naturale proviene dal fondo; la luce mistica invece si diffonde dall'aureola di San Marco.
Lo spazio è teatrale, scenografico. Il fondo è chiuso da una cancellata e da un arco classico con un timpano sovrastato da un gruppo di statue. A destra si erge invece un alto colonnato, mentre il suolo è coperto da una lastricatura decorata geometricamente. La folla di presenti con al centro lo schiavo condannato crea una massa di figure che riempie totalmente la larghezza del campo visivo.
Il dipinto di Jacopo Tintoretto fu tratto da un racconto della Leggenda Aurea di Jacopo da Varazze.

(Sopra: Jacopo Robusti detto il Tintoretto, Miracolo di San Marco o il Miracolo dello Schiavo, 1548, olio su tela, 415x541 cm, Venezia, Gallerie dell'Accademia)

@progettopelago | Analisi dell'opera

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