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#TiPortoAlMuseo: Il Museo dell'Arte Classica dell'Università Sapienza di Roma

Il Museo dell'Arte Classica dell' Università Sapienza di Roma occupa una superficie di oltre 3.000 mq suddivisi in 55 sale che accolgono gli oltre 1.200 calchi in gesso di opere di scultura greca (originali e copie di età romana), custoditi in musei e collezioni di ogni parte del mondo. INTERNO DEL MUSEO Il Museo dei Gessi della Sapienza fu fondato da Emanuel Löwy , che sin dalla sua nomina a professore di Archeologia e Storia dell'Arte nel 1889/1890 si adoperò per creare una raccolta di calchi di sculture greche, originali e copie romane, sul modello delle gipsoteche universitarie che in Europa - soprattutto in Germania - erano sorte come indispensabili strumenti didattici e di ricerca.  Il primo nucleo del museo, progressivamente accresciuto grazie a Löwy, che lo diresse sino al 1915, fu allestito in alcuni locali di via Luca della Robbia a Testaccio e nel 1925 fu trasferito presso l'Istituto S. Michele. Alcuni anni dopo, con la costruzione della nuova Città Univ...

TINTORETTO: Il "Miracolo di San Marco" e un nuovo modo di fare pittura






















Un nuovo modo di fare pittura è quello di Tintoretto (1518/19-1594); il teatro entra nell'arte attraverso una tela immensa (415 x 541): Miracolo di San Marco o Miracolo dello schiavo. Quadro che diede a Jacopo Robusti (detto il Tintoretto) grande fama.

A terra, nudo e oppresso dalla folla, si trova uno schiavo, in attesa del martirio. L'uomo, scoperto dal padrone pagano a venerare le reliquie di San Marco, è stato condannato. Il martirio prevede l’accecamento e la rottura degli arti attraverso punte di metallo e mazze. San Marco però irrompe dall'alto, sconvolgendo la folla e rendendo inservibili gli strumenti del martirio. Lo stesso padrone dello schiavo sembra spaventato e il carnefice è sorpreso dalla rottura degli strumenti che afferra. Il notabile, seduto in alto a destra, apre le braccia in segno di incredulità. Un carnefice con turbante e bianco gli mostra una mazza con il manico spezzato. La folla, composta da uomini vestiti con vesti orientali e turbanti, è stupefatta. Un uomo all'estrema sinistra della tela sbircia la scena, come chi osserva il quadro al museo. Alla destra, invece, un uomo muscoloso con la veste rossa si contorce come i busti di Michelangelo. Un uomo con la barba e il vestito di scuro è immerso nella folla: è forse il ritratto dello stesso Tintoretto.
La scena è colorata da tinte sature, i contrasti di luminosità sono forti e permettono di accentuare il volume delle figure. La protagonista è la luce. L'illuminazione proviene da tre fonti: la principale è ambientale e frontale; altra luce naturale proviene dal fondo; la luce mistica invece si diffonde dall'aureola di San Marco.
Lo spazio è teatrale, scenografico. Il fondo è chiuso da una cancellata e da un arco classico con un timpano sovrastato da un gruppo di statue. A destra si erge invece un alto colonnato, mentre il suolo è coperto da una lastricatura decorata geometricamente. La folla di presenti con al centro lo schiavo condannato crea una massa di figure che riempie totalmente la larghezza del campo visivo.
Il dipinto di Jacopo Tintoretto fu tratto da un racconto della Leggenda Aurea di Jacopo da Varazze.

(Sopra: Jacopo Robusti detto il TintorettoMiracolo di San Marco o il Miracolo dello Schiavo, 1548, olio su tela, 415x541 cm, Venezia, Gallerie dell'Accademia)

@progettopelago | Analisi dell'opera

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