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Coppa del Mondo: La storia (tutta italiana) di un trofeo diventato opera d’arte



Ci sono oggetti che appartengono allo sport e altri che, pur nascendo per lo sport, finiscono per entrare nell'immaginario collettivo. La Coppa del Mondo FIFA appartiene senza dubbio alla seconda categoria. È il simbolo della vittoria più ambita del calcio, il sogno di milioni di giocatori e tifosi, ma soprattutto è un'opera d’arte. Dietro la sua forma inconfondibile c'è la mano di un artista italiano: Silvio Gazzaniga.


La storia inizia nel 1970. In quell’anno il Brasile conquista il suo terzo titolo mondiale e, secondo il regolamento dell'epoca, ottiene il diritto di conservare per sempre la storica Coppa Jules Rimet. La FIFA si trova così davanti a una sfida inattesa: creare un nuovo simbolo per il torneo più importante del mondo.


Viene indetto un
concorso internazionale. Arrivano decine di proposte da tutto il mondo. Molti partecipanti immaginano coppe tradizionali, oggetti solenni ma legati ai canoni classici della premiazione sportiva. Tra loro c'è anche Silvio Gazzaniga, scultore milanese che lavora nello Stabilimento Artistico Bertoni, azienda specializzata nella realizzazione di medaglie, targhe e trofei.


Gazzaniga comprende subito che la FIFA non ha bisogno semplicemente di un nuovo premio. Ha bisogno di un nuovo mito. 
Per questo decide di andare oltre il semplice bozzetto richiesto dal bando. Nel suo studio realizza un modello tridimensionale, una vera scultura in miniatura. Vuole che la giuria possa vedere il progetto da ogni angolazione, coglierne il dinamismo, percepirne la forza. È una scelta decisiva. Tra oltre cinquanta proposte provenienti da sette Paesi, viene scelta la sua.


Per comprendere davvero la nascita della Coppa del Mondo bisogna immaginare l’ambiente in cui prese forma. L’artista raccontò più volte di essersi chiuso nel suo laboratorio milanese e di aver lavorato senza sosta per trovare una forma che fosse universale. Non cercava un simbolo del calcio. Cercava un simbolo della vittoria umana.


La rivoluzione di Gazzaniga è innanzitutto formale. 
Fino a quel momento la maggior parte dei trofei seguiva schemi piuttosto rigidi: coppe, colonne, basamenti, elementi decorativi spesso simmetrici e monumentali. Gazzaniga rompe completamente questa tradizione. Nella sua visione non c’è alcuna coppa da riempire né alcuna struttura geometrica da celebrare. Ci sono invece due figure umane che emergono dalla materia e si slanciano verso l'alto sostenendo il globo terrestre.
Secondo i racconti della famiglia, Gazzaniga era convinto che un grande trofeo dovesse essere fotogenico, leggibile anche a distanza, capace di comunicare un'emozione in una frazione di secondo. In altre parole, doveva comportarsi come una grande opera d’arte pubblica.


La Coppa del Mondo viene utilizzata per la prima volta nel 1974Da allora è passata tra le mani di alcune delle figure più leggendarie della storia dello sport: Beckenbauer, Maradona, Zidane, Cannavaro, Casillas, Messi. Eppure il suo linguaggio visivo non è mai invecchiato.

Quando Silvio Gazzaniga scomparve nel 2016, il presidente della FIFA definì la sua creazione "il più bel simbolo che il calcio potesse desiderare"Oggi milioni di persone riconoscono immediatamente quella silhouette dorata senza sapere chi l'abbia disegnata. Eppure è proprio questo il destino delle grandi opere: diventare più celebri del loro autore.



Per maggiori info: www.silviogazzaniga.com
@progettopelago | Mondiali di Calcio | Coppa del Mondo

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