#TiPortoAlMuseo: La BG Art Gallery di Milano
Nella sede storica di Palazzo Pusterla, nel cuore di Milano, Banca Generali ha costruito anno dopo anno una collezione d'arte italiana contemporanea unica nel suo genere: accessibile, curata al massimo livello, radicata nel tessuto culturale della città. Si tratta della BG Art Gallery, dove trovano spazio le opere di artisti contemporanei come: Patrizio Di Massimo, Francesco Vezzoli, Alessandro Pessoli, Lara Favaretto, Jem Perucchini e molti altri.
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| PATRIZIO DI MASSIMO, AUTORITRATTO (PARTICOLARE) |
Partiamo da una distinzione che spesso si dà per scontata ma non lo è. Quando un'azienda apre uno spazio dedicato all'arte, non sta aprendo una galleria nel senso in cui lo intendiamo di solito. Non ci sono opere in vendita, non ci sono artisti rappresentati, non c'è un mercato da alimentare. È qualcosa di diverso: un investimento nella propria immagine pubblica, certo, ma anche, nei casi più riusciti, un contributo genuino alla vita culturale del territorio in cui si opera.
A differenza di una galleria tradizionale, che opera sul mercato acquistando e rivendendo opere con l'obiettivo di generare profitto, la galleria corporate non ha finalità di vendita. Le opere appartengono alla collezione aziendale, sono acquisite con criteri curatoriali e valorizzate in quanto patrimonio culturale. Le gallerie corporate si distinguono anche dalle fondazioni d'arte, che sono soggetti giuridicamente autonomi con statuti propri e missioni codificate. La galleria corporate rimane invece dentro l'azienda, ne rispecchia i valori, ne segue le strategie di comunicazione. Il confine tra mecenatismo e marketing non è sempre nitido, ma esiste.
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| INTERNO DELLA GALLERIA |
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| INTERNO DELLA GALLERIA |
La sede è Palazzo Pusterla, Piazza Sant'Alessandro 4. Chi passa da quelle parti probabilmente non ci fa caso: la facciata è sobria, quasi anonima. Ma il palazzo è uno dei gioielli architettonici della città barocca, censito tra i Luoghi del Cuore del FAI. Le prime notizie come dimora nobiliare risalgono al Cinquecento, residenza della famiglia Corio Figliodoni-Visconti. Il marchese Giorgio Trivulzio lo acquistò e lo fece ristrutturare tra il 1707 e il 1713 dall'architetto Giovanni Ruggeri, che lasciò il segno nello stile Rococò degli interni e nel portale d'ingresso sormontato dallo stemma dei Trivulzio con la caratteristica testa d'elefante. Luigi Canonica intervenne ancora nell'Ottocento. Il nome Pusterla rimanda all'antica famiglia longobarda che aveva qui la sua dimora, la cui ampiezza era tale da essere definita una vera e propria cittadella estesa fino al Carrobbio.
Il cortile interno, con il portico a cinque campate e la loggia soprastante, è uno di quegli angoli di Milano che stupiscono chi li vede per la prima volta. È lì che stanno le opere. In quegli ambienti, con quei soffitti, quelle proporzioni. Non in una white cube neutrale ma in un contesto che ha il suo peso, la sua storia, e che inevitabilmente dialoga con quello che ci metti dentro.
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| INTERNO DELLA GALLERIA |
La collezione conta oggi dodici lavori, con nuove acquisizioni previste. De Bellis ha costruito nel tempo un insieme coerente senza essere monolitico: artisti italiani affermati all'estero, linguaggi molto diversi tra loro, tutti selezionati con una logica che privilegia la ricerca rispetto alla consacrazione di mercato.
Francesco Arena lavora sulla memoria e sul linguaggio attraverso materiali poveri e forme minimali. Rosa Barba viene dal cinema e dalla scultura: la sua Language Infinity Sphere è una sfera d'acciaio ricoperta di caratteri tipografici in piombo, ereditati da una tipografia italiana chiusa dopo quarant'anni di attività. Enrico David, che vive a Londra, dipinge corpi in un processo continuo di costruzione e dissoluzione. Lara Favaretto usa il cemento come se fosse materia viva, indagandone il potenziale espressivo nella sua duplice natura solida e malleabile. Linda Fregni Nagler, già protagonista di una mostra personale a Palazzo Pusterla, lavora su archivi fotografici preesistenti che riletti assumono significati nuovi. Patrizio Di Massimo porta in pittura relazioni private e intime con una carica espressiva che non si nasconde. Alessandro Pessoli è a Los Angeles da anni e mescola tradizione italiana e immaginario pop con una certa libertà visionaria. Francesco Vezzoli è forse il più noto al grande pubblico: lavora sul cortocircuito tra cultura popolare e storia dell'arte. Giuseppe Gabellone e Giangiacomo Rossetti sono entrati in collezione nel 2025.
Per il 2026 De Bellis ha scelto due artisti più giovani. Jem Perucchini, nato in Etiopia nel 1995 e cresciuto in Italia, porta What For? (Zagreo), olio e acrilico su lino: una figura sospesa in uno spazio indefinito, mitologia greca e presente che si sovrappongono, categorie di identità e di tempo che si sfidano a vicenda. Valerio Nicolai, di Gorizia, classe 1988, è presente con Cotone reverso, un olio su tela che lavora sui bordi tra linguaggio classico e sensibilità contemporanea.
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| JEM PERUCCHINI, WHAT FOR? (ZAGREO) |
Articolo in collaborazione con Francesca Bernardi (@mostramisu)
Per Info e Prezzi: www.bancagenerali.com
@progettopelago | #TiPortoAlMuseo | 356^ Tappa
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