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#TiPortoAlMuseo: Il Museo dell'Arte Classica dell'Università Sapienza di Roma

Il Museo dell'Arte Classica dell' Università Sapienza di Roma occupa una superficie di oltre 3.000 mq suddivisi in 55 sale che accolgono gli oltre 1.200 calchi in gesso di opere di scultura greca (originali e copie di età romana), custoditi in musei e collezioni di ogni parte del mondo. INTERNO DEL MUSEO Il Museo dei Gessi della Sapienza fu fondato da Emanuel Löwy , che sin dalla sua nomina a professore di Archeologia e Storia dell'Arte nel 1889/1890 si adoperò per creare una raccolta di calchi di sculture greche, originali e copie romane, sul modello delle gipsoteche universitarie che in Europa - soprattutto in Germania - erano sorte come indispensabili strumenti didattici e di ricerca.  Il primo nucleo del museo, progressivamente accresciuto grazie a Löwy, che lo diresse sino al 1915, fu allestito in alcuni locali di via Luca della Robbia a Testaccio e nel 1925 fu trasferito presso l'Istituto S. Michele. Alcuni anni dopo, con la costruzione della nuova Città Univ...

#TiPortoAlMuseo: Il Museo del Cavatappi di Montecalvo Versiggia



"Cavare tappi" non è soltanto il gesto necessario per aprire una bottiglia, infatti basta avere un po' di dimestichezza con il vino per capire che parliamo di qualcosa molto simile ad un rito, si stappano le bottiglie per liberare la gioia di vivere. Ne sanno qualcosa gli abitanti di Montecalvo Versiggia,  al centro della terra del Pinot Nero, che con il Comune hanno deciso di valorizzare la sua storia e il suo patrimonio creando il Museo del Cavatappi.

COLLEZIONE DEL MUSEO

Nel 2006 è stato inaugurato nel ridente centro oltrepadano il primo museo in Italia dedicato al cavatappi aperto ed allestito da un ente pubblico. Il primo in provincia di Pavia; il primo in Oltrepò. L'esposizione è stata sistemata in un vecchio edificio, annesso alla chiesa parrocchiale di S. Alessandro, un tempo adibito a canonica e in seguito a scuola elementare.

SEDE DEL MUSEO

L'origine del cavatappi, che sembra risalire alla metà del '400, è legata alla produzione delle armi. C'è chi sostiene infatti che il cavatappi derivi dalla verga attorcigliata e spiraliforme utilizzata per rimuovere le palle di piombo incastrate nelle bocche dei cannoni e per recuperare la stoppa impiegata per pulire le canne delle armi. L'armeria inglese Messrs Holtzapffel di Charing Cross, che nel 1680 ottenne il brevetto per fabbricare questo ferro, a riprova di questa tesi, produceva anche cavatappi. Così altri fabbricanti di armi, oltre ai fabbri e ai piccoli artigiani, iniziano a studiare e produrre queste "viti per bottiglie".

MONTECALVO VERSIGGIA

Secondo un'altra ipotesi, il precursore dei cavatappi fu il punteruolo per botti: in una pala d'altare del 1450 circa, infatti, è raffigurata una suora che, con questo strumento, spilla vino da una botte. Dopo la metà del Seicento, con l'uso di invecchiare il vino in bottiglia, si diffonde la necessità di un oggetto capace di rimuove il tappo in sughero: il cavatappi, appunto. Il 1795 segna una svolta. Il reverendo Samuel Henshall ottiene in Inghilterra il primo brevetto di cavaturaccioli, favorendo il passaggio dalla produzione artigianale a quella in serie. Molti dei primi esemplari, commissionati dalle classi sociali più elevate, venivano realizzati da artigiani di grande fama che creavano piccoli capolavori in oro, argento o altri materiali preziosi, oggi quasi introvabili sul mercato.

COLLEZIONE DEL MUSEO

Dal XVII secolo ad oggi, dunque, la storia del cavatappi è contrassegnata da un continuo sviluppo che conferisce a questo oggetto - solo apparentemente semplice - maneggevolezza, praticità, ma anche eleganza ed originalità. L'evoluzione del cavatappi è consequenziale ai miglioramenti apportati al sistema di chiusura delle bottiglie: dal Settecento fino all'invenzione del tappo a corona, alla fine dell'Ottocento, tutti i liquidi erano venduti al dettaglio con il tappo in sughero così che il cavatappi era utilizzato per birra, alcolici ma anche per bottigliette da profumo, medicine, boccette per l'inchiostro.

COLLEZIONE DEL MUSEO

Tale evoluzione è anche frutto della continua ricerca tecnica ed estetica che, nel corso dei secoli, ha fatto di questo oggetto uno fra i più rappresentativi testimoni di epoche, mode e gusti costantemente ingentilito, abbellito e decorato. Trecento anni di storia, dunque, passano tra le mani quando si stappa una bottiglia. Un mondo di cultura e di antiche tradizioni racchiuse in un piccolo, indispensabile utensile.



@progettopelago | #TiPortoAlMuseo | 283^ Tappa

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